TRENTA MONETE D’ARGENTO
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+ Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariòta, andò dai capi dei sacerdoti e disse: «Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?». E quelli gli fissarono trenta monete d’argento. Da quel momento cercava l’occasione propizia per consegnare Gesù.
Il primo giorno degli Ázzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Dove vuoi che prepariamo per te, perché tu possa mangiare la Pasqua?». Ed egli rispose: «Andate in città da un tale e ditegli: “Il Maestro dice: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli”». I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua.
Venuta la sera, si mise a tavola con i Dodici. Mentre mangiavano, disse: «In verità io vi dico: uno di voi mi tradirà». Ed essi, profondamente rattristati, cominciarono ciascuno a domandargli: «Sono forse io, Signore?». Ed egli rispose: «Colui che ha messo con me la mano nel piatto, è quello che mi tradirà. Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito! Meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!». Giuda, il traditore, disse: «Rabbì, sono forse io?». Gli rispose: «Tu l’hai detto».
Uno di voi mi tradirà
In Cechia esiste una leggenda medievale su Giuda, che deriva dai racconti apocrifi, dove Giuda è presentato come un uomo maligno e furbo, che con l’inganno riesce a penetrare nella comunità degli apostoli. I romanzieri moderni tentano di spiegare diversamente il dramma di Giuda. Giuda è un apostolo come gli altri, ma ha equivocato Gesù, spera da Gesù un riscatto tutto terreno. Col tempo penetra in lui la delusione, smette di credere e inevitabilmente si volge a cercare solo ciò che può illudere di comprare la sicurezza umana: il denaro. Il cammino verso il basso diventa sempre più ripido e alla fine precipita nell’abisso.
Questa versione è più accettabile, ma è comunque una supposizione. Il vangelo ci riferisce solo del peccato e del tradimento. I traditori hanno sempre e dovunque una pessima fama. Un nemico, uno sa chi è e come combatterlo; diverso invece se il nemico ha l’apparenza di un amico, vicino a noi nella vita e nel cuore. Il traditore tradisce chi gli vuole bene, chi fa il suo bene.
In realtà ogni peccato è un tradimento, perché con il peccato voltiamo le spalle al Padre celeste di cui siamo figli e da cui riceviamo ogni bene.
Quanto mi volete dare perché io ve lo consegni?
Quando un libro non ci interessa lo lasciamo a metà, quando una musica non ci piace smettiamo di ascoltarla, quando una persona ci annoia ce ne liberiamo rapidamente. Ma non si può abbandonare la famiglia e la casa senza cercare una qualche sostituzione.
Il cristiano appartiene alla famiglia di Dio, al regno di Cristo. Quando decide di rompere questo legame deve necessariamente cercare qualcosa che lo sostituisca. Far parte del regno di Dio significa stimare il bene e la verità al di sopra di tutto ed essere fedeli a Dio e agli uomini. Chi decide di abbandonare tutto questo con il peccato, cerca nuovi valori con cui edificare la propria anima, come un altare per falsi idoli.
Gli idolatri si riconoscono dal fanatismo con il quale difendono questi nuovi valori: l’estremismo tradisce l’insicurezza morale, perché chi paga con una falsa moneta vorrebbe provare che la moneta è vera. Non dobbiamo stupirci dello zelo che tanti mettono nel difendere valori diversi da quelli di Cristo.
E quelli gli fissarono trenta monete d’argento
Il denaro è una delle più importanti scoperte umane. Rende ordinato lo scambio fra gli uomini e può fare un gran bene. Ma il cristiano crede anche nella vita eterna. Sa che un attaccamento esagerato ai beni della terra rimuove l’attenzione alla vita futura.
Il denaro stimola questo attaccamento. Il denaro dà benessere, con il denaro si possono comprare tante cose per oggi e per domani. Succede allora che invece di essere mezzo di comunicazione d’amore fra gli uomini, il denaro conduca all’isolamento, all’egoismo, all’indifferenza verso Dio. Un uomo d’affari che era anche un uomo buono era solito dire: “Quando maneggio il denaro mi sforzo sempre di pregare, perché so quanto facilmente questo oro può condurmi a dimenticare il vero oro con il quale si paga il giudizio davanti a Dio”.
IL VANGELO di tutto l’anno sono le riflessioni sul Vangelo festivo e feriale tratte dall’omonimo libro di padre Tomáš Špidlík.
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Il libro è disponibile presso EDIZIONI LIPA |

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